Ai microfoni di Radio Serie A è intervenuto l’ex centrocampista dell’Udinese Gaetano D’Agostino: ecco un estratto delle sue dichiarazioni.
DOLCI RICORDI IN BIANCONERO – “Stagione 07/08, nel 3-4-3, all’Udinese c’eravamo io e Inler, ma anche tanti chilometri da fare. Capii presto che con la fase di costruzione da gestire, non potevo arrivare lucido per finalizzare. L’anno dopo volavamo con Asamoah e Sanchez, proprio nel momento in cui Di Natale si fece male. Ogni mio cambio di gioco, con anche Quagliarella, Floro Flores e Pepe, diventava un’azione offensiva. Lo scenario perfetto per le mie qualità. Avevo l’incarico di battere tutti i piazzati, incluso i rigori senza Totò. E lì esplosi.”
DOPO OGNI GOL I POZZO ALZAVANO IL PREZZO – “C’è però un fatto: non so se quei mesi furono una spinta per andare in nazionale, o fatali per i mancati trasferimenti al Real Madrid e alla Juve. A gennaio avevo un prezzo di mercato di 11 milioni, ma dopo ogni gol la Famiglia Pozzo ne aggiungeva 2. Ricordo che i miei compagni mi dicevano: “Se non la smetti di segnare non ti vendono più“. Ma capitavano rigori e punizioni e io la buttavo dentro. Non mi fermavo più. Pensavo: se continuo l’interesse sul mercato per me aumenta. E invece, visto com’è andata, mi sa che avevano ragione i miei compagni”.
I MANCATI TRASFERIMENTI E IL BLACKOUT MENTALE – “La Juventus? Nella trattativa con loro il direttore sportivo era Alessio Secco. E con i Pozzo se non hai personalità fai fatica. Loro non abbassano mai le pretese, al massimo le alzano. Diciamo che non scendono mai a compromessi. Fu una telenovela di un mese e mezzo. Le delusioni e gli ostacoli devono rafforzare, invece a me misero mentalmente ko. Dissi di no al Napoli, e in una settimana saltarono Real e Juve. A livello psicologico è uno scenario che massacrerebbe anche i robot. Umanamente la subii tantissimo. Ricordo che ero in ritiro con l’Udinese, a Marino dicevo di non farmi giocare perché volevo andare via. Avevo paura di farmi male.”
GLI SCHERZI TELEFONI E IL REAL MADRID – “Dopo il passaggio saltato a Torino, ogni occasione era buona perché arrivassero scherzi telefonici del tipo: “Ciao, sono Moggi, vuoi venire alla Juve?“. Invece un giorno, mentre giocavo alla PlayStation, squillò il telefono, era Ernesto Bronzetti. Attaccai un attimo dopo, ma lui richiamò dicendo: “Aspetta, ho parlato col tuo avvocato Paolo Rodella, sei pronto per Madrid?“. Tra me e me, pensai all’Atletico che non era certo quello di oggi. Ma lui tolse i dubbi: “Al 99,9% vai al Real“. Iniziai a sudare, buttai il joystick. Bronzetti continuò: “Sei sposato? Perché Madrid è molto tentatrice e loro amano i calciatori tranquilli, che hanno famiglia“. Mi spiegò che la trattativa era in via di definizione, che i biglietti erano pronti e che un charter sarebbe partito alle sei del pomeriggio per portarmi in Spagna. Sembra un paradosso, ma ricordo che in quel momento la mia preoccupazione era una sola: palleggiare al Bernabeu nel giorno della presentazione ufficiale. Aspettavamo l’ok dell’Udinese, ma dopo ore di nulla arrivò a casa mia il presidente Pozzo che scese dalla macchina e mi disse: “Tu rimani qui“. Lo guardai e risposi: “E io non gioco“.
LA STIMA PER I POZZO E IL RAMMARICO PER LA TRATTATIVA SALTATA – “Imprenditorialmente parlando ho grande stima per i Pozzo. Nei 4 anni all’Udinese sono cresciuto come uomo e calciatore, loro hanno avuto la pazienza di aspettarmi. Non mandano mai via nessuno il primo anno, hanno solo interesse nel farti migliorare per darti la possibilità poi di fare il salto. Se sbagli un anno, non sono lì a giudicarti e in questo sono i migliori. C’è chiaramente del rammarico per quell’estate, dove potevano darmi quella grande opportunità di Madrid. Sarebbe stato anche un riconoscimento al Club, un ritorno di immagine importante”.



i Pozzo allora impararono la lezione che infatti non hanno più ripetuto
quando un giocatore è pronto e ha le richieste si siedono a trattare e chiudono per la cessione
è interesse di TUTTE le parti in gioco che l’atleta sia valorizzato al massimo e che non si configurino situazioni in cui le prestazioni siano compromesse dalla sfiducia
quest’anno fortunatamente si sono anche riconcentrati sulla parte acquisti di valore e gestione attenta e i risultati si stanno vedendo
è stato il più grande regista mai visto a Udine, voleva la juve? il real? non era ancora pronto, troppo fragile psicologicamente, abbiamo provato a farlo restare e si è spento da solo, quanto talento buttato via solo per non aver saputo aspettare il momento giusto, il talento è nulla senza un briciolo di controllo.. peccato davvero mi piaceva quando dopo ogni goal faceva l’arciere..
Io credo che sta storia…non regge tanto dai
ma come adesso li vendono dopo tre partite!
Eh, dagli errori si impara.
Sono cresciuti i giocatori e auspicabilmente anche i padroni.
Ad esempio questa stagione sin dall’inizio hanno preso delle decisioni importanti e sensate con impegno e hanno ottenuto e stanno ottenendo il massimo.
Ringrazia il Paron…a Udine sei rinato.
Muto pandolo.. scarso
Quando Pozzo aveva la forza di dire “No” al Real Madrid…
Nessuno può dire di no al Real Madrid, neppure il PSG degli emiri del Qatar.
Ma va a cagare dopo Udine il nulla