Zanetti, le prime parole da mister: “L’Udinese è potenzialmente la squadra migliore che io abbia allenato”

La conferenza stampa integrale di Zanetti da nuovo allenatore, presentato insieme al DG Franco Collavino e il DT Gokhan Inler

Ecco tutti i passaggi della conferenza stampa di Paolo Zanetti da nuovo tecnico dell’Udinese.

Insieme a lui anche il direttore generale Franco Collavino e il direttore tecnico Gokhan Inler.

Il DG Collavino: “Desidero fare alcune premesse. La prima riguarda un aggiornamento sulla salute del nostro presidentesse Gianpaolo Pozzo: le sue condizioni sono stabili. Queste patologie richiedono tempo per permettere alle cure di essere efficaci. Ringrazio a nome della famiglia tutti per il grande affetto dimostrato. Vorrei commentare l’esonero di Kosta Runjaic: è stato particolarmente difficile. Desidero riconoscere le qualità umane, tecniche e sportive del mister. Lo sport richiede spesso decisioni difficili e vive di dinamiche complesse. Ciò che funzionava fino alla scorsa stagione si è inceppato improvvisamente. Il cambiamento si è reso necessario per fermare un loop di risultati che ci ha portato in una situazione di classifica che non ci rispecchia. Crediamo molto in Zanetti e auspichiamo che i risultati arriveranno molto presto. Dobbiamo recuperare sul campo e aspettiamo il recupero del nostro presidente. Questo chiede concentrazione. Perciò sposteremo un avvenimento che non avevamo ancora ufficializzato per i 130 anni dalla fondazione del club il 30 novembre. Abbiamo deciso di posticipare questo evento ad un momento più opportuno: cambia la data ma non il valore del momento.
Veniamo al mister, un allenatore con un solido vissuto, esperienza, competenza e carica giusti per guidare la nostra squadra. Gli chiediamo di invertire la rotta. Ora serve serrare le fila, da parte nostra parlare poco e lasciare il mister lavorare”
.

Zanetti: “Sono già senza voce, ho spinto molto in questi due giorni. Mi spiace essere capitato in questo momento in cui il Paron non sta bene, gli siamo molto vicini. Potremmo già cercare di fargli un bel regalo sul campo. Il potenziale di questa squadra è un potenziale che io non ho mai allenato. La ricetta è una sola: il lavoro duro. Io sono arrivato fin qui partendo dal basso. Porterò questa mentalità in un club che è una macchina, tutto organizzato, si lavora su tutti i dettagli. La squadra è molto forte, ma con me gioca chi corre, chi pedala. Se si va in campo senza cuore, non si fa nulla. Non intendo stravolgere il lavoro di Runjaic. Se il campionato finisse adesso, l’Udinese sarebbe in B. Poche parole, umiltà e alziamo il regime. Se lo facciamo, non ci saranno problemi a raggiungere gli obiettivi. Devo entrare forte, i ragazzi hanno apprezzato la mia chiarezza Ora devo parlare sul campo”.

Il DT Gokhan Inler: “Ho già vissuto queste situazioni da calciatore, il momento è particolare e duro. Ora bisogna solo lavorare e parlare zero. La Rosa è forte, dobbiamo cambiare subito marcia, sono contento dell’approccio del mister. Da parte mia, in questi due giorni abbiamo lavorato tanto. Vogliamo dimostrare che l’Udinese merita di più”.

Le domande al mister

Come si spiega il momento di questa Udinese? “Se avessi la risposta saremmo già a posto. Ci sono varie cose che sono venute fuori, ma la volontà di voler vincere non è mai mancata. Quando perl non riesce niente, viene a mancare l’autostima. Questi ragazzi devono tornare ad andare al 100% in tutto. Quando da avversario analizzavo l’Udinese facevo fatica a trovare contromisure perchè avevo di fronte sempre squadre organizzate, al top, squadre molto duellanti e impossibile da battere con le palle inattive. Si parte però sempre da una predisposizione mentale. Forse è stato mollato qualcosa. Lì voglio incidere molto. Qui il livello è completamente diverso dalle squadre che ho allenato prima. Ci sono stati tanti infortuni. Qui c’è una base di potenziale tecnico che non c’entra nulla con chi si deve salvare, ma poi c’è il campo. Non è colpa del mister, questa situazione. Ho ben chiare le aree sulle quali lavorare. E la cosa che mi fa più piacere è che non ho trovato nessun ragazzo che non voglia dare l’anima, tutti vogliono cambiare e vogliono una mano per farlo. Senza i giocatori io non sono niente, assieme si può fare anche l’impensabile“.

Continuerà con la difesa a 3? “Arrivo con un bagaglio diverso da quello che avevo in passato. Cinque anni fa sono stato vicino a questa panchina, ma in quel momento non mi sentivo pronto. Oggi invece mi sento pronto, ho fatto esperienza sulla gestione, sui vari sistemi di gioco. Questa squadra è costruita chiaramente per un sistema di gioco, stravolgerlo sarebbe uno choc tecnico. Non escludo che non potrà mai succedere, ma oggi devo consolidare. Si sta quindi nel 3-5-2- o 3-4-2-1. Ho le basi e le capacità per fare altri ragionamenti, ma con due allenamenti e una partita venerdì mi sembra assurdo non consolidare le certezze e metterci anche qualcosa di mio“.

A Verona hai avuto Ebosse e Lovric. Come li hai trovati? E Zaniolo come lo hai trovato? “Per me il concetto di squadra è il più importante, nessuno può vincere da solo le partite, nemmeno Zaniolo. Se la squadra rende per un certo tipo di idea, dentro ha giocatori che possono fare la differenza. Non il contrario. Vale per tutti. Si parte sempre da zero, le gerarchie le dà il campo. Questa squadra ha dei titolari perchè se lo sono guadagnato sul campo. La mia missione è portare l’Udinese più in alto possibile. Sono venuto per un solo motivo: voglio guadagnarmi ogni giorno l’Udinese. Mi è stata proposta una opzione per il futuro, ma non lo voglio. Voglio dare il 100%, senza zone confort, ma guadagnandomi tutto“.

In questi due giorni cosa hai trovato? “La voglia di fare. Hanno avuto lo choc della classifica, ma anche quello del mister: si sentono responsabili, perchè in campo ci vanno loro. C’è predisposizione che voglio vedere sul campo venerdì. Ci sono aree di miglioramento per tornare ad essere il modello Udinese, che ha sempre funzionato ed è una base per un percorso da fare sempre avanti”.

Il Venezia: cosa ti aspetti di vedere da questa prima gara? “Una gara importante. Se vinciamo non siamo salvi e se perdiamo non siamo retrocessi. Il percorso è ancora lungo. Devo fare risultato ma anche sviluppare calciatori e creare patrimonio, e l’ho sempre fatto. Mi piace vincere ma anche il riconoscimento del lavoro fatto. Cosa mi aspetto? Organizzazione generale in tutti gli aspetti: mi aspetto una risposta da parte di tutti i calciatori”.
Ti eri preparato e avevi visto questa squadra? “Io avevo interesse a vedere l’Udinese, ho visto partite. Devo ancora scoprire tante cose. Ieri ho fatto 8-21, il giorno prima anche. Lo faccio con passione
“.

8-21 qui piace. Hai sentito colleghi tuoi passati di qua. Cosa ti hanno raccontato? “Ho due persone che sono passate di qui e a cui sono molto legato. Uno è Paolo Poggi, con cui a Venezia abbiamo fatto cose straordinarie in una annata magica. Mi ha spiegato tutto. Era felice per me, mi ha detto di essere me stesso. L’altro è Luca Gotti, che stimo moltissimo, è una persona intelligente. Mi ha detto ‘vai subito’. Il mio obiettivo è un connubio che vada avanti nel tempo”.

Questa squadra deve ripartire dai senatori. Che gruppo hai trovato? “Non ho avvertito scollamento. Ho trovato delle persone che sono professionisti di livello. Sappiamo tutti l’impostazione che ha dato Gino Pozzo. Alla fine ho un gruppo di ragazzi che vogliono far bene per loro stessi, ma anche per il club. Io amo ragionare in maniera collettiva. Io voglio entrare completamente in un club, voglio conoscere la storia, i tifosi, lo stadio, la stampa. Se tutte queste componenti stanno assieme, l’energia cambia. Vivo visceralmente le mie storie professionali”.

A Venezia senza tifosi. Che messaggio può mandare alla gente? “Il fatto che nella difficoltà i tifosi stimolino la squadra in maniera civile è un vantaggio, una cosa di grande maturità. Fermo restando che a volte è giusto che la squadra venga spronata. Ma c’è un solo modo per avvicinare la gente: dimostrare sul campo, metterci i valori del territorio, dare tutto. Questo avvicina i tifosi alla squadra anche quando le cose vanno male. Noi abbiamo un debito con loro, sono convinto si creerà il giusto legame che ci dobbiamo meritare. Quando si arriva a quello, poi si va a gonfie vele”.

I risultati non vengono solo per una questione psicologica? “No, ma ci sono squadre anche più forti di noi che fanno fatica a fare risultato. Deve scattare qualcosa a livello mentale, ma anche nella pratica. Per questo batto sul concetto di squadra. L’energia va trovata nelle connessioni tra di noi. E poi, l’atteggiamento è una scelta: in A si gioca con la mentalità. Questo è un meccanismo che deve essere comune”.

Gotti ha detto che questa squadra è la migliore delle ultime dieci stagioni concordi? Qual’è il potenziale di questa squadra? “Le cose vanno sempre dimostrate sul campo, sono pronto a rendermi conto che lui ha ragione. Devo far sì che abbia regione“.

Chi avrà a disposizione? Solet ci sarà? “Lo recuperiamo. C’è da valutare quanti minuti ha. E’ un ragazzi gigantesco, ha una mole che va tutelata. Stiamo valutando, ma è recuperato. Abbiamo anche altre cose, due tre situazioni che ci portiamo fino all’ultimo per valutare. Sono situazioni importanti, non rischio. Se lo staff medico mi dà l’ok, bene. La sosta non è un vantaggio perchè avrò 16 giocatori in nazionale, saranno due settimane quasi perse”.

Da Venezia, lei come è cambiato? “Ho sempre avuto la capacità di rialzarmi e tornare più forte di prima. Si cresce. Sono cambiato nella gestione di me stesso. Sono molto più lucido, non sono un gestore, sono un animale da campo. Sono cambiato nella gestione dei momenti negativi. Ero molto più estremista, ora cerco il rapporto uno a uno che è molto importante. Ognuno ha il suo carattere e una risposta diversa al mio modo di agire. Mi porta via l’anima, ma è importante curare uno ad uno”.

Il Venezia che avversario è? “Innegabile il legame con quella città. Ma ci sono già stato da avversario. Oggi ho la maglia dell’Udinese tatuata sulla pelle. La squadra ha grande potenziale, inespresso. Sarà una partita difficile, conosco bene quello stadio, c’è grande passione. Dobbiamo essere pronti dal punto di vista agonistico a stare dentro questa partita. Il primo step è questo“.

Poi racconta: “Ho tenuto per ultimo Gino Pozzo. Siamo stati vicini già in passato due volte, io non ho accettato per motivi miei e lui ancora oggi ha fiducia in me. Voglio ringraziarlo per questa opportunità, farò di tutto per ripagarlo sul campo”.

Come parla nello spogliatoio? “Si parlerà italiano. Io parlo anche inglese, ma l’80% dei miei giocatori capisce l’italiano. Va bene i nuovi, con cui parlerò inglese, ma la società obbliga i giocatori a studiare l’italiano e per me è fondamentale che si adattino alla cultura di questo Paese come io sono felice di adattarmi alla loro. Voglio che si parli italiano in squadra”.

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