Bierhoff: “L’Italia non fa più paura come una volta. A Euro 1996 non venni schierato perché giocavo nell’Udinese…”

L'ex attaccante bianconero e della Germania ha rilasciato un'intervista alla "Gazzetta dello Sport"

Oliver Bierhoff, ex attaccante dell’Udinese dal 1995 al 1998 e della Nazionale tedesca, ha rilasciato un’intervista alla Gazzetta dello Sport in vista dei quarti di finale di Nations League tra gli azzurri e i tedeschi…

Le sue parole.

DAL 2004 AL 2022 È STATO MANAGER DELLA GERMANIA E HA SFIDATO TRE VOLTE L’ITALIA AI TORNEI…“Sono stati sempre match tesi, combattuti. Un Mondiale e due Europei, con tanto in palio: due semifinali e un quarto di finale. Due sconfitte per noi, poi la liberazione del 2016. Ma i miei ricordi di insuccessi contro l’Italia cominciano molto prima…”.

LA SCONFITTA CONTRO GLI AZZURRI NEL MONDIALE MILITARE…“Perdemmo 2-0. Avevo 19 anni e dall’altra parte c’erano giocatori come Vialli e Ferrara. Si diceva già che fossero grandi calciatori. Ma si parlava anche di un ragazzo che sarebbe esploso, anche se non era a quel torneo: Paolo Maldini”. 

NEL 1996 VINSE L’EUROPEO CON LA GERMANIA, MA NON GIOCÒ AI GIRONI CONTRO GLI AZZURRI…“Che rabbia. Restai fuori per colpa degli italiani, nel senso che il ct Vogts mi spiegò: ‘Giochi nell’Udinese. Loro ti conoscono’. Però dopo quella partita si fece male Fredi Bobic e ci fu spazio per me”. 

SULLA SEMIFINALE MONDIALE DEL 2006. “L’Italia ha vinto perché aveva tanta qualità. La squadra che vince anche ai supplementari ha sempre qualcosa in più, come noi nel 2014 con l’Argentina. A Dortmund noi abbiamo mostrato grinta, fisico e spirito di gruppo. Abbiamo dato il 105%. Ma gli azzurri avevano qualche tocco in più, vedi quello di Del Piero”. 

SULLA SEMIFINALE DI EURO2012. “Non ricordo questa partita… Scherzi a parte, fu un match cruciale per Löw, perché fino a quel momento era quasi intoccabile. Ha avuto troppo rispetto per l’Italia, troppo difensivo. Quando ho sentito i suoi piani prima della gara, mi sono arrabbiato. Abbiamo cambiato troppo per paura. Abbiamo perso 2-1, prendendo il secondo gol di Balotelli partendo da corner per noi. Löw è stato molto criticato, si è detto in Germania che ha perso lui anche per sacrificare Kroos in marcatura su Pirlo, però abbiamo dominato noi, ma abbiamo perso gol stupidi. Quella fu veramente una botta dura per noi, perché non ci sentivamo inferiori, al contrario del 2006. La sconfitta nel 2012 è stata forse una delle più amare e più sentite nella nostra era. Anche se poi ci spinse al titolo Mondiale nel 2014”. 

IL SUO RAPPORTO CON GLI AZZURRI. “La delegazione si comportò in maniera rispettosa. Ricordo la signorilità di Gigi Riva, che venne a salutarci. Anche Cesare Prandelli ci conosceva, fu molto cordiale e gentile”. 

SUI QUARTI DI FINALE NEGLI EUROPEI DEL 2016. “Altra notte di tensione, ma passammo noi. Rispetto molto Conte, dà grande grinta, però da avversario non è proprio simpatico. Era così anche da calciatore, quando ci avevo giocato contro non era uno che piaceva, che parlava tranquillamente con te. A Bordeaux non ci siamo quasi neanche guardati. In campo poi avevamo più qualità, ma l’ultimo rigore è entrato in maniera strana, debole. Si vede che era scritto nelle stelle”. 

COME PUÒ SPALLETTI RICOSTRUIRE LA SQUADRA DOPO LA DELUSIONE DEGLI ULTIMI EUROPEI. “Si deve avere l’orgoglio di giocare in Nazionale, di trovarsi bene in un’unità che ha degli obiettivi grandi e che capisci che si possono raggiungere solo con entusiasmo e spirito di squadra, anche se c’è meno qualità. Se hai 10, 12, 15 campioni, come abbiamo avuto anche noi nel 2014, si tratta di gestire le persone. Altrimenti devi lavorare sul gruppo, sull’identità, sulla disciplina. Bisogna scendere in campo e capire che il risultato si può ottenere soltanto insieme”. 

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