Amoroso e il Milan, il grande rimpianto: “Dovevo andarci nel 1998 con Zaccheroni”

L’ex attaccante dell’Udinese racconta il mancato approdo in rossonero: "Sognavo un tridente con Shevchenko e Bierhoff"

Marcio Amoroso, ex attaccante brasiliano protagonista con l’Udinese a fine anni Novanta, ha condiviso un ricordo amaramente nostalgico riguardante il suo mancato passaggio al Milan nel 1998, quando Alberto Zaccheroni, fresco di approdo sulla panchina rossonera, aveva in mente un attacco stellare con lui, Shevchenko e Bierhoff.

Durante un’intervista rilasciata a MilanNews, Amoroso ha rivelato che la dirigenza friulana si oppose fermamente alla sua cessione, costringendolo a restare un’altra stagione a Udine, dove aveva già fatto registrare numeri importanti: 86 presenze e 38 gol con la maglia bianconera. Secondo le sue parole, fu proprio in quel periodo che il Milan lo avrebbe voluto acquistare, seguendo i trasferimenti già definiti di Bierhoff ed Helveg.

“Sì, il rimpianto c’è e tanto perché quando Zaccheroni andò al Milan nel 1998 e si portò dietro Bierhoff ed Helveg, dovevo esserci anche io. La sua idea era un tridente Shevchenko-Bierhoff-Amoroso. Ma l’Udinese su di me s’impuntò, decisero che dovevo restare ancora un anno.”

Quella scelta, come ha spiegato l’attaccante, segnò una svolta nel suo percorso professionale. Dopo un’ulteriore stagione a Udine, Amoroso passò al Parma, aprendo così un nuovo capitolo della sua carriera, che lo avrebbe portato successivamente anche in Germania e Brasile, prima di approdare finalmente a Milano nel 2006.

“Poi arrivò il Parma e la mia carriera ha preso un’altra direzione. Sono arrivato nel 2006, tardi direi. Era con Zaccheroni il momento, stavo alla grande ed ero in una fase importante della mia carriera.”

Il passaggio in rossonero, avvenuto quasi otto anni dopo quel primo contatto, si rivelò tardivo e non all’altezza delle aspettative, segnando un’occasione mancata per entrambe le parti. Amoroso arrivò infatti a Milano in una fase calante, senza riuscire a incidere come avrebbe potuto nel momento di maggiore forma.

La storia di Amoroso e il Milan resta quindi uno delle tante “sliding doors” del calcio italiano, dove le decisioni dirigenziali, i tempi e le circostanze possono cambiare il destino di un’intera carriera.

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