Pellissier e la lezione di Bierhoff: “Devi pensare in grande”

L’ex attaccante, e ora presidente del Chievo ricorda un aneddoto motivazionale con Bierhoff e svela l’origine della sua ambizione: “Così è nato il mio sogno gialloblu”

Sergio Pellissier, simbolo eterno del Chievo Verona, ha svelato un aneddoto significativo che ha segnato la sua carriera e il suo modo di affrontare le sfide, dentro e fuori dal campo. Intervistato dalla Gazzetta dello Sport, l’ex attaccante ha raccontato un episodio risalente agli inizi della sua avventura con i clivensi, protagonista con lui l’allora compagno di squadra Oliver Bierhoff, ex capocannoniere della Serie A con l’Udinese.

“Mi chiese quanti gol volessi segnare,” ha ricordato Pellissier. Alla sua risposta generica, “Dieci”, il bomber tedesco lo ammonì con una frase rimasta impressa nella memoria dell’italiano: “Allora se vuoi farne dieci, devi pensarne venti”. Un consiglio semplice, ma illuminante, che si trasformò presto in una filosofia di vita per Pellissier.

“Quella è stata una vera lezione per me: devi sempre puntare a qualcosa di più grande,” ha spiegato l’ex numero 31. E da quel momento, ammette, il suo modo di approcciarsi al calcio è cambiato radicalmente. Non più accontentarsi di un obiettivo minimo, ma fissare traguardi ambiziosi per superare i propri limiti.

Un approccio che ha segnato l’intera carriera di Pellissier, diventato il simbolo indiscusso di una delle più longeve favole del calcio italiano. Con oltre 500 presenze e più di 130 reti, ha incarnato lo spirito del Chievo, trascinandolo per anni tra i protagonisti della Serie A.

Ma la mentalità appresa grazie a Bierhoff non si è fermata al campo. Oggi Pellissier è il cuore pulsante del nuovo Chievo, ripartito dalla Serie D dopo l’esclusione dai campionati professionistici. La sua determinazione ha permesso di ottenere i diritti sullo storico marchio della società, simbolo di una rinascita che passa ancora una volta dalla tenacia e dal pensiero ambizioso.

“Se non avessi imparato a pensare in grande, oggi non saremmo nemmeno in Serie D e non avremmo mai recuperato il nome Chievo,” ha sottolineato. Un’affermazione che riassume tutto il suo percorso, dove la determinazione personale ha ridato identità a un’intera comunità sportiva.

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