Zico: “Non mi sono mai pentito di essere venuto all’Udinese. Nuova proprietà? Magari puntano a vincere lo Scudetto”

Il fuoriclasse brasiliano è tornato in Friuli per celebrare i 40 anni dell’Udinese Club Orsaria

Arthur Antunes Coimbra, meglio conosciuto come Zico, è tornato a Udine per visitare l’Udinese Club di Orsaria a lui intitolato e celebrare il quarantesimo anniversario dell’associazione. Nel pomeriggio, presso la sede del club, si è svolta una conferenza stampa con il celebre campione brasiliano come protagonista..

Le sue parole. 

TORNARE QUI È SEMPRE UN’EMOZIONE…“Tornare qui è sempre un’emozione. È una gioia sapere che, dopo 40 anni, questo legame resta così forte. Ho vissuto solo due anni a Udine, ma ho stretto amicizie indimenticabili. Pochi giocatori al mondo possono vantare un gruppo di tifosi così fedeli come qui. Ho vissuto momenti molto importanti della mia vita in Friuli, ho tanti amici con cui continuo a restare in contatto, e ogni volta tornare qui è una grande soddisfazione. Spesso il club di Orsaria mi ha raggiunto in Brasile in momenti significativi della mia vita, è venuto a trovarmi a casa. Pur essendo stato qui solo due anni, i tifosi non mi hanno mai dimenticato. Il popolo di Udine è nel mio cuore e non ne uscirà mai. Avrei voluto restare più a lungo, ma sono successe cose fuori dal mio controllo che hanno interrotto il progetto. Tuttavia, finché sono stato qui, ho dato tutto me stesso per rendere felici le persone. Oggi è difficile trovare un legame così autentico tra giocatori e tifosi. Io appartengo a un’altra generazione, dove non si può rinunciare alla libertà di fare ciò che si ama. Oggi le persone famose viaggiano in jet privati e sono sempre scortate, è un altro mondo. Io sono arrivato all’Udinese dopo dieci anni da professionista; all’epoca la squadra aveva un progetto serio. Fino all’inizio del girone di ritorno eravamo in seconda posizione e facevamo paura agli avversari. Nel secondo anno, con la cessione di molti giocatori, siamo rimasti in pochi, ma non mi sono mai pentito di essere venuto all’Udinese”. 

UNA CONSIDERAZIONE SUL CALCIO DI OGGI. “Guardo le partite senza fare paragoni con i miei tempi. Il calcio resta sempre lo stesso, ma oggi sembra che si faccia di tutto per commettere errori. Non mi piacciono quei giocatori che si schierano davanti alla propria area, tra difensori e portiere, perché va anche a scapito del cuore dei tifosi. Il pallone dovrebbe stare il più lontano possibile dalla propria area. Oggi i giocatori finiscono l’allenamento e vanno subito a casa, e questo si riflette negli errori anche sulle cose più semplici del gioco. Il calcio moderno è più tattico, il mondo è cambiato. Spesso la gente va allo stadio più per farsi selfie che per seguire la partita con attenzione. Perché ora si vedono pochi gol su punizione? Gli arbitri non fanno rispettare la giusta distanza della barriera e ci si allena poco su questo fondamentale. Con la distanza corretta, la palla può tranquillamente finire in rete. Oggi è più difficile trovare la porta che segnare gol. Ho visto Rice dell’Arsenal segnare due gol su punizione in Champions League e tutti erano stupiti, mentre una volta questo era considerato normale”. 

UN COMMENTO SULL’UDINESE ATTUALE. “Non ho seguito molto le partite, in Brasile si vedeva poco calcio italiano. Le poche partite dell’Udinese trasmesse, purtroppo, sono state perse. Anche in Giappone è complicato vederle, perché le trasmettono alle 4 del mattino. L’ultima Udinese che mi è davvero piaciuta è stata quella con Di Natale e Quagliarella, e apprezzavo molto D’Agostino a centrocampo. Anche l’Udinese di Zaccheroni era una squadra molto forte”. 

SUL POSSIBILE PASSAGGIO DI PROPRIETÀ A UN FONDO AMERICANO. “Nel calcio, la cosa fondamentale è saper gestire gli obiettivi e comprendere i programmi di ciascuno. In Brasile, molti fondi investono nel mondo del calcio. In Italia, squadre come Milan, Inter, Genoa e Verona rappresentano realtà importanti. Anche in Giappone ci sono club di questo livello. La cosa essenziale è capire quali siano le loro ambizioni: magari puntano a vincere lo Scudetto…”

SUL VAR. “Sono d’accordo, ma il sistema dovrebbe funzionare come in Inghilterra, dove le decisioni vengono prese rapidamente. I giocatori che si avvicinano all’arbitro dovrebbero essere espulsi immediatamente. Per prepararsi a un Mondiale si lavora per quattro anni, e poi si rischia di perdere la qualificazione a causa di un gol irregolare o di un episodio controverso. Il VAR serve proprio a evitare queste situazioni. Cambierei anche la regola del fuorigioco: dovrebbe essere considerato fuorigioco solo se tutto il corpo è oltre la linea, non basta essere leggermente avanti”. 

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