Andrea Carnevale, ex calciatore e oggi capo scout dell’Udinese, ha rilasciato un’intervista alla “Gazzetta dello Sport”. Dal bambino che ha visto morire la madre per mano del padre al bomber che ha fatto la storia del Napoli: oggi, da dirigente bianconero, Carnevale è in prima linea nella lotta contro i femminicidi e la violenza domestica. Una battaglia che ha scelto di affrontare anche attraverso il racconto della propria storia, affidata al libro “Destino di un bomber”.
Le sue parole.
COSA HA SIGNIFICATO RACCONTARE PUBBLICAMENTE QUELL’ORRORE? “Da allora mi sento meglio. Mi ha contattato l’associazione Telefono Donna e ho cominciato a incontrare donne sotto protezione. Quelle storie mi hanno colpito profondamente. Sentivo il bisogno di portare alla luce la mia vicenda, affinché chi vive violenze le riconosca, le denunci e riceva protezione. E affinché gli orfani abbiano, almeno, la fortuna che ho avuto io.”
HA MAI PERDONATO SUO PADRE? “Se di perdono si può parlare, sì. Andavo spesso a trovarlo in carcere, volevo vedere come stava, se stava meglio. In famiglia non si parlava mai di lui, né di quello che aveva fatto. Si è tolto la vita davanti ai miei occhi, subito dopo avermi aggredito brutalmente. Se non fosse intervenuto mio fratello, sarebbe finita anche peggio. Il dolore è stato enorme, ma anche la consapevolezza che mio padre era un uomo malato. Erano altri tempi, non c’erano gli strumenti medici di oggi, ma i segnali c’erano. Ogni sera.”
OGGI SI DIVIDE TRA CALCIO E IMPEGNO SOCIALE. COSA RAPPRESENTA IL PALLONE PER LEI? “Una costante. Da sempre. Sono ancora innamorato del calcio. Lo vivo ogni giorno. In questa Serie A vedo un Napoli in grande crescita: è l’unico club che si è davvero rinforzato. È diventato la capitale del calcio.”
QUAL È STATO IL COLPO PIÙ IMPORTANTE DEL MERCATO? “Tenere Conte. Napoli è coinvolgente, e lui ne è stato contagiato.”
CHE SAPORE HA VINCERE A NAPOLI? “Spettacolare. È fatto di rivincite, vittorie, rivalità… e poi c’era la magia di Diego.”
CHE RAPPORTO AVEVA CON MARADONA? “Era un genio. Il regalo più bello che potessi ricevere. Una volta, contro l’Ascoli, eravamo primi in classifica ma il pubblico ci fischiava. Io facevo fatica. Diego si avvicinò e mi disse: ‘Ora segni’. Una pacca sulla spalla, e segnai davvero. Mandai a quel paese il pubblico, poi mi scusai. E vincemmo.”
C’È UN LUOGO DI NAPOLI CHE LE RICORDA MARADONA IN PARTICOLARE? “Le discoteche, a dire il vero. Una volta eravamo in un piano bar alle 2:30 di notte. Un ragazzo gli chiese cosa ci facesse lì a quell’ora. Diego rispose secco: ‘Fatti i fatti tuoi’. Quando non era in campo, non accettava ordini da nessuno.”
ANCHE LEI È FINITO SPESSO SULLE PAGINE DI GOSSIP…“E l’ho vissuto benissimo. Ero un bel ragazzo, e mi sono goduto anche quella parte della vita. Mi piaceva.”
SE ALL’EPOCA CI FOSSERO STATI I SOCIAL? “Magari avrei avuto qualche occasione in più!” (ride)
LA STORIA CON PAOLA PEREGO È STATA MOLTO SEGUITA. CHE RICORDO NE HA? “Bellissimo. È stata una storia voluta, vissuta con amore. Ho avuto due figli straordinari da lei. Non potrei mai parlare male di qualcosa in cui ci si è voluti bene.”
CHE PADRE È OGGI? “Affettuoso e amorevole, anche se non sono mai stato un grande comunicatore. Ma sto migliorando. Purtroppo, non ho mai avuto nessuno che me lo insegnasse.”
CAMBIANDO ARGOMENTO: CHE GIUDIZIO HA DI GASPERINI? “Lo adoro. È stato straordinario all’Atalanta. Forse ci ha fatto vedere il miglior calcio degli ultimi quattro o cinque anni.”
UNA CENA: GASPERINI O CONTE? “Prenoto un tavolo per tre.”
CHE RICORDI HA DI ROMA? “Arrivare lì fu un sogno. Il presidente Viola mi voleva fortemente. Poi però ci fu quell’episodio del doping, per una mia leggerezza. Mi presi tutte le responsabilità e arrivò una squalifica di un anno. È un po’ come è successo a Sinner: puniti per uno zero-virgola per cento.”
LA NAZIONALE È PIÙ UN ORGOGLIO O UN RIMPIANTO? “Un grande rimpianto. Mi ero preparato bene per il Mondiale, ma contro l’Austria ho sprecato un paio di occasioni. Il mio posto lo prese Totò Schillaci, mio amico, e se lo meritò. Ma il ‘vaffa’ a Vicini ancora mi pesa.”



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Grande uomo