Roberto Néstor Sensini, classe 1966, è il calciatore straniero con più presenze nella storia dell’Udinese, ma il suo legame con il club e con il Friuli va oltre i numeri. Arrivato nel 1989 dall’Argentina, il difensore ha vestito la maglia bianconera fino al 1993, per poi tornare nel 2002 a chiudere la carriera, lasciando un segno indelebile sia sul campo che nella memoria dei tifosi.
Intervistato da Il Nord Est, Sensini ha raccontato i suoi primi passi a Udine. “La prima volta che sentii parlare di Udine fu a giugno 1989, quando ero in Brasile con la nazionale argentina. Il mio procuratore mi disse che c’era un dirigente dell’Udinese interessato a parlarmi”, ha ricordato. In Italia arrivò con Abel Balbo, con cui condivise i primi mesi di ambientamento: “Essere in due ci aiutò molto. Ricordo i primi giorni all’hotel Là di Moret, poi il ritiro a Tarvisio: era tutto nuovo e bisognava adattarsi”.
Durante il suo primo periodo friulano, Sensini conobbe da vicino la realtà del territorio, anche attraverso i racconti del post-terremoto del 1976. “Un amico di Gemona mi parlò di quella tragedia e della straordinaria ricostruzione. È incredibile pensare a come i friulani siano riusciti a rifare i paesi in pochi anni”.
Il rapporto con la famiglia Pozzo è stato sempre diretto e sincero: “Il presidente Gianpaolo mi invitò a una cena di benvenuto con le famiglie. Nel 1991 la Sampdoria mi voleva, ma Pozzo rifiutò. Mi disse: so che ti sto penalizzando, ma quando arriverà l’offerta giusta ti lascerò andare”. Nel 2002, ormai a fine carriera, la chiamata di Gino Pozzo gli aprì la strada al ritorno in Friuli: “Ci incontrammo a Modena, l’accordo fu immediato”.
Trovò una società profondamente trasformata rispetto agli anni ’90: nuove strutture, un centro sportivo moderno e una filosofia di mercato lungimirante, che sarebbe diventata un marchio di fabbrica. “Era un mondo diverso, più professionale. L’Udinese aveva imboccato una strada che si sarebbe rivelata vincente”, ha spiegato.
L’affetto per il Friuli è rimasto intatto: “Qui mi sono sposato, qui è nata mia figlia. Ogni volta che torno trovo persone che mi fanno sentire bene. Ai miei tempi non c’erano i social, il rapporto con la gente te lo costruivi con i comportamenti”. Per questo, ancora oggi, Sensini definisce Udine la sua “seconda casa”.
Un passaggio anche sull’Udinese attuale: “Ho visto la gara con l’Inter, una squadra organizzata difensivamente. Se Davis starà bene sarà un valore aggiunto”. Non manca l’autocritica quando ricorda il suo debutto in panchina nel 2006: “Accettai di guidare l’Udinese appena smesso di giocare, ma fu un errore. Non ero pronto e non avevo il patentino. In quel momento mi sembrò giusto dire sì, ma ragionai con il cuore e non con la testa”.
Sensini tornerà in Friuli il 19 settembre come ospite dello Sport Business Forum di Gemona, un’occasione per riaffermare un legame che il tempo non ha mai incrinato.



Grande Nestor!!
Nestor sei sempre nei nostri cuori ♥️