Néstor Sensini, leggenda dell’Udinese e volto storico della Serie A, ha aperto il libro dei ricordi in un’intervista rilasciata a La Gazzetta dello Sport, dopo il recente intervento sulle pagine de Il Nord Este (LEGGI QUI). L’ex difensore argentino, recordman tra i calciatori stranieri per presenze in bianconero, ha ripercorso le tappe più significative della sua carriera, senza nascondere l’emozione per il legame ancora forte con la città di Udine e con chi l’ha accolto in Italia.
“Non sapevo nemmeno dove fosse Udine”, ammette con sincerità Sensini, ripensando al suo arrivo in Friuli dalla nativa Rosario, in un’epoca in cui internet e Google Maps non esistevano. “Comprai una cartina dell’Italia per capire dove sarei andato a vivere”, racconta sorridendo. Un inizio incerto, che si trasformò presto in una lunga e intensa storia d’amore con l’Udinese, grazie anche a una figura centrale nella sua carriera: il patron Giampaolo Pozzo, che definisce “una sorta di secondo padre”. Il rapporto tra i due, sottolinea Sensini, è rimasto intatto: “Ci sentiamo ancora adesso”.
Ma nel cuore dell’ex difensore non c’è solo Udine. L’annata più memorabile, forse, resta quella con la Lazio nella stagione 1999/2000, culminata con la conquista dello scudetto. Un titolo arrivato anche grazie a un episodio entrato nella storia del calcio italiano: la sconfitta della Juventus a Perugia. “Devo ringraziare il mio caro amico Alessandro Calori”, confessa Sensini. “Fu suo il gol che regalò la vittoria al Perugia contro la Juve. Noi, negli spogliatoi, attaccati alle radioline perché la partita era iniziata in ritardo per via della pioggia, aspettavamo il risultato con il fiato sospeso”.
Quel giorno cambiò le sorti della stagione, ma anche i debiti tra amici: “Avevo promesso una cena a Calori per quel gol… ed è passata una vita. Sono 25 anni che devo pagargliela. Forse è arrivato il momento, che dite?”. Un aneddoto che restituisce l’ironia e l’umanità di un campione rimasto sempre semplice, lontano dai riflettori ma profondamente legato ai suoi ricordi.
Oggi Sensini si gode un ruolo molto diverso ma altrettanto coinvolgente: quello di nonno. La sua nipotina Antonia è al centro delle sue giornate: “Divento matto per lei”, confida sorridendo, segno che il tempo passa ma certi affetti restano forti come un tempo.
Un racconto intimo e autentico, tra nostalgie calcistiche, rapporti umani e promesse da mantenere, che dipinge il ritratto di un uomo che ha saputo lasciare un segno indelebile nel calcio italiano, senza mai dimenticare da dove è partito.


