Guidolin compie 70 anni: “Udinese, la mia casa calcistica. Con Totò e Sanchez era un sogno”

L’ex tecnico bianconero si racconta al Messaggero Veneto nel giorno del compleanno: tra ricordi, rimpianti e amore eterno per il Friuli

Francesco Guidolin, storico allenatore dell’Udinese, compie oggi 70 anni e, per l’occasione, ha concesso una lunga e toccante intervista ai microfoni del Messaggero Veneto, ripercorrendo le tappe più significative di una carriera ricca di successi, passione e identità. Un racconto che è anche una dichiarazione d’amore per il club friulano e per una terra che ha saputo adottarlo.

“Sono veneto, ma mi sono sempre sentito friulano”, ha confessato, aggiungendo con orgoglio: “Se mi avesse chiamato il Real Madrid non sarei stato altrettanto felice quanto nel tornare all’Udinese”. Una frase che basta da sola a riassumere il legame profondo tra Guidolin e la piazza bianconera.

Nel giorno del suo compleanno, l’ex allenatore ha ricordato anche le sue passioni di gioventù: “Il mio idolo era Gigi Riva: serio, leale, un esempio. Da piccolo tifavo Inter, anche se mio padre cercò di trasmettermi la fede juventina”. La carriera da calciatore, però, fu breve: problemi al ginocchio lo spinsero presto a scegliere la strada della panchina, dove ha lasciato il segno con numerose imprese.

Il suo arrivo all’Udinese, inizialmente visto come un rischio, si trasformò in una delle storie più belle del calcio italiano: “La squadra era buona, sentivo che potevamo fare qualcosa di importante. Volevo riportare l’Udinese in Europa, dove l’aveva lasciata Zaccheroni”.

Momento indelebile il celebre spareggio Champions League contro la Juventus, vinto a Torino: “Fu come una finale. Un’impresa che sembrava impossibile. Festeggiammo molto quella sera. Ma quella qualificazione doveva arrivare prima: la sconfitta col Perugia ci fece male”.

Tra i pochi rimpianti, spicca la mancata qualificazione alla Champions League contro il Braga nei preliminari: “È la sconfitta che ho sentito di più. Quella qualificazione doveva essere l’inizio di un lungo ciclo”. Proprio in quel periodo arrivò l’offerta del Betis Siviglia, ma l’allenatore non aveva intenzione di lasciare: “Chiesi solo di andare a parlare con loro per rispetto, ma con la società non ci capimmo. Pozzo non la prese bene”.

Guidolin ha sempre apprezzato la riservatezza e l’autenticità del popolo friulano, scegliendo anche il ritiro in centro città per favorire il contatto tra squadra e tifosi: “Particolari che facevano bene, a livello umano e sportivo”.

A margine dell’intervista, l’ex tecnico ha voluto disegnare il suo undici ideale, un autentico omaggio ai suoi anni friulani:

  • Handanovic in porta

  • Benatia, Danilo, Domizzi e Bertotto in difesa

  • Inler e Giannichedda a centrocampo

  • Poggi, Sanchez e Amoroso dietro l’unica punta: Totò Di Natale

Una formazione che profuma di storia, cuore e bel calcio. Nel chiudere, Guidolin non ha nascosto l’emozione e ha promesso: “Mi sono ripromesso di tornare presto in Friuli a vedere la nostra squadra, sperando di portarle fortuna. Mandi a tutti”.

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5 mesi fa

Lo prenderei anke, ADESSO, al posto del RUIAnic🥴

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