Udine e il ritorno di Rosenthal: «Lo sport resti lontano dalla politica»

Nel giorno di Italia–Israele, l’ex attaccante dello Standard Liegi ricorda il suo mancato arrivo all’Udinese nel 1989 e difende il valore dello sport come terreno neutrale.

Nel giorno in cui Udine accoglie la Nazionale italiana per la sfida contro Israele, la città friulana rivive un’atmosfera particolare, sospesa tra il presente e un passato che ritorna. Come racconta la Gazzetta dello Sport, il clima intorno alla partita è denso di significati, non solo sportivi.

A riemergere dalla memoria collettiva è un episodio del 1989, quando il patron Gianpaolo Pozzo aveva messo sotto contratto Ronny Rosenthal, giovane attaccante israeliano dello Standard Liegi. All’epoca, sui muri della città comparvero alcune scritte antisemite che suscitarono sdegno e polemiche.

Oggi, a distanza di 36 anni, lo stesso Rosenthal — che in seguito vestì le maglie di Liverpool e Tottenham — ha voluto chiarire la verità su quell’episodio, offrendo una ricostruzione più precisa dei fatti.

«Non furono le scritte antisemite a far cambiare idea all’Udinese nei miei confronti, ma due motivi ben diversi: il primo era legato a un problema alle vertebre; il secondo, e più importante, fu che nel frattempo la società era riuscita a prendere Abel Balbo. Solo dopo venni a sapere delle scritte. Alla fine, per me andò bene così, perché approdai al Liverpool e la mia carriera prese una direzione fantastica».

Il peso del passato e la voce del presente

Il racconto di Rosenthal riporta alla memoria un periodo difficile per il calcio europeo, ancora lontano dall’apertura culturale che oggi caratterizza gran parte del mondo sportivo. Ma, come sottolinea l’ex attaccante israeliano, quell’episodio non ha lasciato rancore.

«Non porto con me nessuna rabbia. Gli anni Ottanta erano diversi, e in tanti Paesi certe mentalità erano ancora radicate. Io ho sempre pensato che lo sport dovesse unire, non dividere».

Lo sport come spazio neutrale

Di fronte alle tensioni geopolitiche attuali che coinvolgono anche Israele, Rosenthal preferisce non entrare nel merito politico, ma ribadisce con forza il valore universale dello sport:

«Non sarebbe giusto sospendere Israele da tutte le competizioni sportive. Che responsabilità ha un atleta per una situazione politica? Gli sportivi vogliono tenersi lontani da certe questioni. Lo sport e la politica devono restare distanti».

Un messaggio semplice ma potente, che invita alla riflessione in un momento in cui le cronache internazionali spesso mescolano i due ambiti, dimenticando il valore simbolico del campo da gioco come luogo di incontro e rispetto reciproco.

Una storia che chiude il cerchio

Oggi Udine è tornata a ospitare Israele, ma in un contesto totalmente diverso. IlFriuli, teatro dei giorni d’oro di Totò Di Natale e della famiglia Pozzo, è ora una vetrina di sport e civiltà. E la presenza simbolica di Rosenthal nella memoria collettiva friulana ricorda quanto sia importante imparare dal passato.

La città, che allora si trovò al centro di un episodio controverso, oggi accoglie con maturità e spirito sportivo una partita che va oltre il semplice risultato.

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5 mesi fa

Quello vale solo per voi vero ???
Qua non è politica è umanità

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5 mesi fa

Li cercate con il lanternino

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