Buksa: “A Udine per crescere: la Serie A per un attaccante è il torneo più difficile”

L’attaccante racconta a Eleven Sports il percorso che lo ha riportato in Italia, il rapporto con Runjaic e l’ambiente bianconero, definito la sfida più grande della sua carriera.

Adam Buksa sta vivendo in Friuli un capitolo decisivo della sua carriera, un ritorno in Italia che affonda le radici nella sua adolescenza e che oggi trova nuova linfa grazie alla fiducia del tecnico Kosta Runjaic e della famiglia Pozzo. L’attaccante polacco, intervistato da Eleven Sports, ha ripercorso il suo percorso personale e professionale, analizzato da Il Messaggero Veneto attraverso il racconto di Alberto Bertolotto, che ne delinea un profilo in piena evoluzione all’interno dell’Udinese.

Il primo contatto con il calcio italiano risale a quando Buksa aveva appena sedici anni: allora fu il Novara a chiamarlo per la Primavera, segnando il suo debutto in un contesto professionistico lontano da casa. In seguito, altre opportunità avrebbero potuto riportarlo in Serie A: nel 2022 era stato infatti il Pisa a valutarlo come possibile successore di Lorenzo Lucca prossimo centravanti proprio dell’Udinese. Ma Buksa e Lucca si incroceranno nuovamente in maniera indiretta proprio a Udine: la cessione dell’ex N°17 bianconero al Napoli ha portato alla richiesta diretta di mister Kosta Runjaic di prelevare dal Midtyjlland lo stesso Buksa che il tecnico tedesco aveva allenato in Polonia nella comune esperienza al Pogon Stettino.

“Sono arrivato qui per crescere”, racconta Buksa, evidenziando come la Serie A rappresenti per lui un banco di prova di altissimo livello – “Per un attaccante la serie A è il campionato più difficile, ogni sfida è al massimo livello. Sento ancora di avere bisogno di tempo per adattarmi, ma il processo di adattamento mi sembra stia andando bene. I gol saranno la conseguenza, se ricoprirò bene il mio ruolo nel corso della partita. La lotta coi difensori mi ha creato maggiori difficoltà. Ho dovuto imparare velocemente giocando spalle alle porta. Era uno dei miei punti di forza, ma dovuto migliorare questo aspetto, che è la base per poter pensare di creare situazioni per te stesso

Nel corso dell’intervista, Buksa dedica ampio spazio ai compagni di squadra, sottolineando la crescita collettiva dello spogliatoio. Su Zaniolo mette in evidenza il carattere, mentre loda Atta per qualità e potenziale: «Mi ricorda Bellingham, è intelligentissimo, ha grande tecnica e resistenza. Se migliora l’ultimo passaggio, potrà diventare uno dei migliori al mondo». Un giudizio che fotografa bene l’ambiente bianconero, ricco di giovani in evoluzione e guidato da un’idea di gioco dinamica.

L’Udinese, nelle parole di Buksa, si distingue per organizzazione e professionalità, elementi che ne fanno uno dei club più strutturati della sua carriera dopo il Lens. I servizi destinati ai calciatori, gli standard allenanti e la qualità del lavoro quotidiano sono aspetti che l’attaccante evidenzia con convinzione. “Runjaic è stato determinante nel mio trasferimento. Gli allenamenti sono intensi, c’è qualità.” Centrale è anche la figura del viceallenatore Przemek Malecki, connazionale di Buksa: un professionista «molto rispettato» e con ampi margini di autonomia durante le sedute.

Non manca un riferimento alla Famiglia Pozzo, definita “molto presente e coinvolta nella vita del club”, un fattore che ha contribuito alla sua scelta. Per Buksa, infatti, l’Udinese rappresenta la sfida più impegnativa intrapresa finora, un’esperienza che non esclude possa diventare un percorso di lunga durata. Il desiderio di stabilità e continuità emerge con chiarezza, segnale di un legame che sta crescendo parallelamente al suo rendimento.

La sua avventura in Friuli si configura quindi come una tappa cruciale, fatta di adattamento, ambizione e responsabilità, con la prospettiva di diventare un riferimento nell’attacco bianconero. E i progressi mostrati nelle ultime gare indicano che Buksa ha ancora molto da offrire nel campionato italiano.

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