Balbo tra Italia, Udinese e futuro in panchina: analisi del calcio moderno e voglia di Europa

L’ex centravanti argentino racconta la sua visione sul movimento calcistico italiano e apre al ritorno in panchina nel nostro Paese

L’incontro con Abel Balbo al ristorante Là di Moret ha offerto l’occasione per una conversazione a tutto campo sul calcio di oggi, tra ricordi friulani, considerazioni tecniche e il desiderio di rimettersi in gioco in Europa. L’ex bomber di Udinese e Roma, oggi allenatore dopo diverse esperienze in Sudamerica, ha analizzato i cambiamenti del calcio moderno, soffermandosi sui problemi strutturali del movimento italiano e sulla crescita internazionale di realtà un tempo considerate “minori”.

Nel dialogo con Il Messaggero Veneto, Balbo ha innanzitutto commentato il cammino della Nazionale italiana, costretta a passare dai play-off per raggiungere i prossimi Mondiali. Secondo l’ex attaccante, il livello globale si è alzato a dismisura, portando nazionali come la Norvegia a esprimere calciatori abituati ai grandi palcoscenici europei. La tradizione, ha sottolineato, non basta più a fare la differenza. Le difficoltà italiane partono da lontano: nei settori giovanili si pensa più a vincere che a formare, un’impostazione che, secondo lui, compromette lo sviluppo dei talenti.

LAVORO SUI GIOVANI E FUTURO PROFESSIONALE

Proprio il lavoro sui giovani è stato uno dei terreni su cui Balbo ha maturato esperienza, anche accanto all’attuale commissario tecnico Rino Gattuso. L’argentino ha ricordato i clinic svolti insieme in Nord America, sottolineando come la priorità, almeno fino ai 14 anni, debba essere il gioco, mentre solo successivamente ci si può concentrare sulla costruzione individuale del calciatore. Un percorso che non può ricalcare i metodi di squadre professionistiche, perché le esigenze formative sono completamente diverse.

Durante l’intervista, Balbo ha affrontato anche il tema del proprio futuro professionale. Reduce dalle avventure con Estudiantes La Plata e Central Córdoba, ha ammesso il desiderio di rientrare in Europa, preferibilmente in Italia, dove risiede oggi la sua famiglia. Per lui sarebbe un ritorno dopo le esperienze a Treviso e Arezzo, ma ha chiarito di voler lavorare in una squadra professionistica, ritenendo il settore giovanile un ambito in cui non renderebbe al meglio. Il progetto tecnico, più della categoria, è l’aspetto che giudica determinante.

IL CALCIO ITALIANO

Analizzando lo stato del calcio italiano, l’ex centravanti ha evidenziato come negli ultimi anni la qualità generale si sia ridotta. Come esempio ha citato la Roma, attualmente in vetta alla classifica nonostante l’assenza di un vero centravanti: uno scenario impensabile venticinque anni fa, quando determinati ruoli erano imprescindibili. Balbo segue con attenzione la Serie A, spesso dagli spalti, convinto che solo dal vivo si possano cogliere certe sfumature tattiche.

L’UDINESE

Nel suo recente tour negli stadi ha osservato sia il Verona, che considera più competitivo di quanto indichi la classifica, sia l’Udinese, vista all’Olimpico prima della sosta. Sui bianconeri il giudizio è stato severo: secondo Balbo, la squadra avrebbe dovuto osare di più, poiché limitarsi a chiudersi senza proporre rischia di portare a un risultato negativo. Oggi, a suo avviso, il calcio premia chi gioca per vincere.

Nonostante la critica, l’argentino riconosce che l’Udinese disponga di una rosa di medio-alto livello, sostenuta dalla solidità gestionale della famiglia Pozzo. La combinazione tra fisicità e talenti emergenti rappresenta, secondo lui, una base importante per raggiungere gli obiettivi stagionali. Tra i singoli, Balbo ha indicato Arthur Atta come uno dei profili più brillanti del gruppo, pur non nascondendo la sua stima per Iker Bravo, calciatore che considera già pronto a ritagliarsi spazio come possibile seconda punta di prospettiva.

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