Florian Thauvin si è lasciato andare a una toccante intervista ai microfoni de L’Équipe, ripercorrendo i momenti più bui della sua carriera, legati alla parentesi messicana con il Tigres, e il difficile ma rigenerante approdo all’Udinese. Un viaggio interiore e sportivo, tra sconfitte personali, desiderio di rivincita e nuova determinazione.
Il crollo in Messico: “Non ho rispettato la mia storia”
Quando scelse di lasciare l’Europa per approdare in Messico, Thauvin era alla ricerca di una nuova dimensione, ma il risultato fu l’opposto: “Il messaggio che ho dato è che non ero più competitivo. Non ho rispettato la mia storia”, ha confessato. Nonostante l’affetto dei tifosi e la passione del popolo messicano, l’ex Marsiglia ha raccontato di aver “toccato il fondo“, sia a livello sportivo che personale.
“Essere messo in discussione fino al punto di essere cacciato è stato devastante”, ha ammesso. Un’esperienza durata soltanto un anno e mezzo, che ha lasciato ferite profonde ma anche una nuova fame di riscatto. Al suo ritorno in Europa, però, nessun club francese si è fatto avanti, aumentando la frustrazione dell’attaccante: “Era come se tutto ciò che avevo fatto prima non fosse mai esistito”.
Lacrime prima di ripartire: “A Udine non riuscivo a gestire le emozioni”
L’approdo all’Udinese ha segnato una svolta emotiva e professionale, ma non senza difficoltà. “Il giorno della partenza per Udine è stato complicatissimo”, ha ricordato. Dietro il sorriso pubblico si celava un uomo in frantumi: Thauvin ha raccontato di aver pianto per quattro ore, nascondendo le lacrime al figlio. “Volevo che la mia carriera finisse in fretta”, ha rivelato.
E invece, grazie al lavoro fisico e mentale, l’attaccante francese ha ritrovato motivazioni e nuovi obiettivi: oggi sogna di giocare fino a 40 anni. Una trasformazione che parte anche dalla quotidianità: dieta ferrea, allenamenti mirati e preparazione mentale, con il supporto di un nutrizionista e uno chef personale. “Niente più glutine, zucchero, lattosio e nemmeno cipolle”, racconta.
Un nuovo Thauvin: determinazione e futuro
L’intervista è un vero e proprio manifesto di resilienza e trasformazione. Florian Thauvin, che con la Francia ha vinto un Mondiale, si racconta non come un campione, ma come un uomo che ha dovuto ricostruirsi da zero. Oggi, a Udine, si sente parte di un progetto e ritrova serenità e prospettive che sembravano perdute.
Il suo messaggio è chiaro: la caduta non segna la fine, ma può diventare l’inizio di una nuova salita. L’ex talento della Ligue 1 è pronto a dimostrare, giorno dopo giorno, che la passione e la professionalità possono accendere una seconda carriera.



I migliori campioni sono proprio quelli che sanno rialzarsi dopo una profonda caduta, grazie alla società per averlo individuato e dato l’opportunità di rialzarsi ad un uomo che inizialmente anche a Udine sembrava finito ed invece ha trovato l’ambiente perfetto per rinascere.
Quindi resta. Non gli conviene andare a cercare avventure, dovrebbe cambiare tutte le dinamiche che con fatica ha ricostruito a Udine e gli possono permettere di allungare la carriera. All’Udinese è capitano e centrale nel gioco della squadra. Alla Fiorentina ad esempio sarebbe una ruota del carro.