Destiny Udogie ha aperto il cuore ai microfoni di VivoAzzurroTV, raccontando il percorso che lo ha portato dai campetti dell’oratorio di Nogara fino ai grandi stadi della Premier League e della Nazionale italiana. Un viaggio cominciato con un pallone tra i piedi e tanti sogni nella testa, reso possibile dall’impegno della sua famiglia e dalla determinazione personale.
“Ero sempre il più alto e grosso degli altri, mi ricordo che a un torneo a Nogara un osservatore non credeva che fossi del 2002. Mio papà dovette mostrargli i documenti”, ha raccontato Udogie, ridendo mentre rievocava quei primi momenti sotto lo sguardo degli scout. La sua infanzia si è consumata tra partitelle all’oratorio con il fratello e gli amici, in un piccolo paese dove emergere non è facile: “Abitavo a Nogara, non è semplice uscirne. Ma ancora oggi sento l’affetto di chi mi ha visto crescere lì”.
Il ringraziamento più grande, però, va ai suoi genitori: “Sono nigeriani, si sono conosciuti in Italia e hanno fatto tanti sacrifici per noi”, ha ricordato Destiny, sottolineando il ruolo fondamentale della famiglia nel sostenerlo. “Calciavo tutto in casa, così mia madre ha deciso di iscrivermi a calcio prima che rompessi qualcosa”, ha scherzato.
Il percorso non è stato lineare. Il primo provino con l’Hellas Verona non andò bene, e per un ragazzino abituato a sognare in grande fu un colpo duro: “Ero teso, come tutti sognavo di giocare per il Verona. Ma dopo qualche settimana mi richiamarono, feci altri allenamenti e piano piano mi sono guadagnato la fiducia”.
L’approdo al calcio professionistico è arrivato con l’Udinese, da cui ha spiccato il volo fino al Tottenham, dove ha trovato continuità e visibilità internazionale. L’Europa League è stato per lui “il primo trofeo personale”, una tappa simbolica di un percorso che lo ha portato a indossare la maglia azzurra.
Il numero 13 è diventato parte della sua identità: “L’ho scelto all’Under 16, feci un paio di gol e da allora non l’ho più cambiato”. Ma la delusione più grande è arrivata poco prima di Euro 2024, che ha dovuto saltare per infortunio: “È stata una batosta, avevo fatto bene al Tottenham. Però credo che tutto succeda per un motivo. Ora guardo avanti”.
Nel mirino c’è il Mondiale, un traguardo che per Destiny “sarebbe più che un sogno”. Dopo tutto, lo ha già dimostrato: dai campetti di periferia alla maglia azzurra, niente è impossibile.



Questo é stato pagato gli stessi soldi che l’Udinese ha dato al Watford per Kamara e non dico altro….