Pereyra: “Subito problemi con il contratto: io volevo rimanere e Udine è entrata nel mio cuore”

Il Tucu racconta a Cronache di Spogliatoio la sua avventura all’Udinese, tra difficoltà iniziali, legami speciali e grandi compagni come Di Natale, Muriel e Bruno Fernandes. "Guidolin? L'avrei voluto picchiare!"

Roberto Pereyra, raccontando la sua esperienza all’Udinese, non nasconde le difficoltà che ha affrontato all’inizio della sua avventura. Arrivato dall’Argentina a soli 20 anni, ha dovuto superare non solo le difficoltà linguistiche, ma anche quelle legate alla sua nuova vita in Italia. “Ci sono stati subito problemi con il contratto, qualcosa non tornava. Sono rimasto 2-3 giorni in albergo, poi mi hanno detto: ‘Forse devi tornare a Buenos Aires’. Mi sono chiesto: ‘E ora che ca**o faccio?’ Ma poi mi hanno detto: ‘O firmi così, o niente’. Non volevo altro: ‘Io sono qui per giocare a calcio, risolviamo tutto, voglio rimanere’.

Nonostante questi inizi turbolenti, Pereyra si è mostrato determinato e ha scelto di rimanere, vedendo la Serie A come un’opportunità irrinunciabile. “È stata una lunga strada, ma non volevo tornare indietro. A Udine ho dato tutto: ho messo in secondo piano la famiglia, ma Udine rimarrà sempre nel mio cuore”.

Le difficoltà con Guidolin: “Ti avrei voluto picchiare!

La prima stagione di Pereyra all’Udinese non è stata facile, soprattutto sotto la guida di Francesco Guidolin, un allenatore dall’indole rigida. “Una volta a cena gli ho detto: ‘Ti avrei voluto picchiare per come mi hai trattato i primi 6 mesi all’Udinese’. Ci siamo messi a ridere. Lui era un tipo nervoso, urlava sempre in allenamento. Io mi chiedevo: ‘Ma cosa sta facendo questo signore?’” ha scherzato Pereyra, rievocando quei momenti difficili.

Il passaggio dalla Primera División argentina alla Serie A è stato complesso: “I primi mesi sono stati complicati. A Udine alle 20 avevano già cenato e io, che uscivo a fare la spesa a quell’ora, trovavo tutto chiuso. Non capivo la lingua, gli allenamenti erano completamente diversi, la tattica, l’alimentazione… è stato un periodo difficile”.

Il cambiamento: “È il mio momento

Nonostante le difficoltà iniziali, Pereyra ha trovato la sua strada dopo un Natale determinante. “Mi sono detto: ‘Questa è la mia occasione’. Sono tornato a casa per una settimana, ma al mio ritorno ho sentito che qualcosa dentro di me era cambiato. Da quel momento sono diventato titolare per due anni. Guidolin non mi ha più tolto dal campo e ho giocato in tutti i ruoli del centrocampo. Alla fine, devo ringraziarlo”. Quella che sembrava una carriera in bilico si è trasformata in un periodo di grande crescita per il centrocampista argentino.

Un’Udinese piena di talento: “Totò è stato il più forte

Nel periodo in cui Pereyra era alla Udinese, il club vantava una squadra di grande qualità, con giocatori come Di Natale, Benatia, Muriel, Handanovič, Zieliński e Bruno Fernandes. “Totò Di Natale non era normale. Si allenava solo due volte a settimana, ma in partita ti faceva vincere. Quando si allenava, prendeva un portiere delle giovanili e faceva tiri, punizioni, rigori: tutti gol. Io lo guardavo stupito e provavo a imitarlo, ma niente. È stato il più forte con cui ho giocato in quel periodo”, ha raccontato il centrocampista.

Anche altri compagni di squadra hanno lasciato un segno nella memoria di Pereyra: “Muriel era impressionante, anche se non segnava tanto. Ma aveva un talento incredibile. Poi c’erano Benatia, Handanovič, Zieliński… era un’Udinese forte. E Bruno Fernandes: ai tempi non era titolare, ma si vedeva già la sua qualità e la sua personalità”.

Il ritorno a Udine: “Volevo tornare a divertirmi

La prima esperienza a Udine è durata dal 2011 al 2014, ma Pereyra è tornato al club nel 2020. “Al mio arrivo c’erano Okaka, che avevo conosciuto al Watford, e De Paul. Poi è arrivato anche Deulofeu. Quando mi hanno detto che l’Udinese mi voleva di nuovo, ho accettato senza pensarci. Con loro, sapevo che avrei potuto tornare a divertirmi”.

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3 mesi fa

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