Nicolò Zaniolo, numero 10 dell’Udinese prossimo al riscatto definitivo dal Galatasaray, ha parlato a Sportweek del suo rapporto con i tifosi e della percezione che il pubblico ha di lui. Sul tema dell’odio che talvolta lo circonda, Zaniolo ha spiegato: «Odio è una parola forte. Ma spesso dove c’è antipatia, c’è anche passione. A Roma verso di me c’è stata critica perché prima c’era stato tanto affetto. In generale credo di non essere indifferente a molti».
Udine: un amore conquistato
Riguardo al legame con i tifosi bianconeri, il fantasista spezzino ha sottolineato come la fiducia si costruisca sul campo: «Dopo Roma non sono partito nel modo migliore e forse c’è stata diffidenza iniziale. Ho promesso che avrei dato tutto per la maglia, e così l’affetto della città è arrivato di conseguenza».
Gli ostacoli all’estero
Zaniolo ha poi analizzato le difficoltà vissute fuori dall’Italia, tra infortuni e adattamento: «Arrivavo da operazioni importanti e non ero pronto mentalmente. A Bergamo e a Firenze ho trovato contesti difficili. Gasperini è un grande tecnico, ma mi chiedeva troppo in quel momento. Non so spiegare esattamente perché le cose non abbiano funzionato».
La scelta giusta all’epoca
Riflettendo sul passato, Zaniolo ha commentato l’ipotetico scenario se fosse rimasto all’Inter nel 2018: «Avevo diciotto anni e avrei dovuto fare un passaggio intermedio per crescere. Quando si realizzò lo scambio con Nainggolan, rimasi sorpreso. Ma era probabilmente ciò che serviva per la mia crescita».
Tre allenatori, tre parole
Il numero 10 ha definito con una sola parola tre dei suoi ex allenatori: «Di Francesco: visionario, mi ha fatto esordire in Champions giovanissimo. Ranieri: leggenda, per Roma e la squadra. Mourinho: maestro. È incredibile quanto percepisca quello che accadrà in campo e spesso ci prende. Eppure resta umile».
Crescita personale e ruolo di padre
Riguardo alla maturità, Zaniolo ha dichiarato: «Sto imparando continuamente dagli errori e dalle esperienze. A 26 anni sento di essere cresciuto, ma non mi considero ancora completamente maturo». Sulla famiglia e l’esempio del padre Igor, ex centravanti arrivato fino alla Serie B: «Vorrei essere con i miei figli almeno la metà di quanto lui è stato con me. È sempre stato un punto di riferimento e mi commuovo solo a parlarne».
Un elogio speciale
Infine, il numero 10 bianconero ha ricordato come suo padre lo ha seguito da vicino: «Quando sbagliavo era più deluso di me, ma quando giocavo bene mi diceva: ‘Sei il mio orgoglio’».
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Concorrenti permettendo passare dal 10° posto di questo campionato al 7° del prossimo sarebbe tornare di nuovo in Europa dopo anni
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