Thomas Helveg: “Udine mi ha accolto senza pressioni, con Galeone ridevamo sempre”

L’ex terzino danese ripercorre gli anni vissuti in Serie A tra Udinese, Milan e Inter, ricordando allenatori e compagni che hanno segnato la sua carriera

L’ex terzino danese Thomas Helveg, arrivato all’Udinese nel 1993, ha ripercorso in un’intervista concessa alla La Gazzetta dello Sport alcune delle tappe più significative della sua esperienza in Italia, vissuta tra Friuli, Milan e Inter.

Helveg ha descritto il suo impatto con Udine come particolare, ma estremamente positivo. Secondo l’ex difensore, la città friulana possiede un’atmosfera tranquilla e riservata, molto simile a quella della sua Odense. Pur essendo una realtà più piccola, Udine gli avrebbe trasmesso immediatamente serenità e la possibilità di vivere senza eccessive pressioni esterne. “Strano ma bello. Udine è una città piccola che ti accoglie. Mi ricorda Odense. Ha circa la metà degli abitanti, ma è discreta alla stessa maniera. Ti lasciano vivere senza pressioni”, ha affermato ai microfoni della rosea.

Il rapporto speciale con Galeone

Tra i ricordi più vivi dell’ex giocatore c’è quello legato a Giovanni Galeone, primo allenatore incontrato durante l’esperienza bianconera.

Helveg ha raccontato che, prima di conoscere il tecnico, un compagno di Nazionale come John Sivebaek lo aveva messo in guardia descrivendolo come un personaggio fuori dagli schemi. Per questo motivo, il danese tornò a Udine con qualche timore iniziale.

Le sensazioni cambiarono rapidamente: l’ex terzino ha ricordato Galeone come una persona genuina, ironica e sempre pronta a scherzare con il gruppo. “Quando lui arrivò a Udine io ero in Nazionale. Un mio compagno, John Sivebaek, che lo aveva avuto a Pescara, mi disse: “Tom attento, quello è matto!” Io quindi tornai a Udine un po’ impaurito. Invece trovai una grande persona, era sempre scherzoso, sì un po’ folle, ma simpaticissimo. In partitella in allenamento voleva sempre giocare. Si metteva in mezzo e pretendeva di impostare. Quante risate ci siamo fatti con il mister. Mi manca”. Helveg ha sottolineato quanto fossero frequenti i momenti di allegria vissuti insieme al mister, aggiungendo di conservare ancora oggi un ricordo affettuoso di lui.

La crescita con Zaccheroni

L’ex terzino danese ha poi dedicato parole importanti anche a Alberto Zaccheroni, tecnico che considera fondamentale per la propria crescita professionale. Helveg ha spiegato che sotto la guida dell’allenatore italiano riuscì a migliorare notevolmente il proprio rendimento, vivendo stagioni di altissimo livello culminate anche con il riconoscimento di calciatore danese dell’anno nel 1994.

Ripensando ai primi allenamenti con Zaccheroni, Helveg ha ricordato una frase pronunciata dal tecnico che lo colpì particolarmente: il vero problema non era ricevere rimproveri, ma essere ignorati. “Mi porto dentro solo cose bellissime. Nel 1994 ho vinto il premio di danese dell’anno, poi con lui sono cresciuto tantissimo. Ricordo il primo allenamento. Ci disse: ‘Non dovete preoccuparvi se vi urlo, ma se vi ignoro.’. Ed era vero.”

Gli insegnamenti tattici e l’intesa con Bierhoff

Secondo il danese, Zaccheroni dedicava grande attenzione ai dettagli tattici, prendendolo spesso da parte per spiegargli movimenti e posizionamenti sia in fase offensiva sia difensiva. L’ex terzino ha infine ricordato con soddisfazione l’intesa costruita in campo con Oliver Bierhoff: i suoi cross dalla fascia si trasformavano spesso in assist grazie alla capacità dell’attaccante tedesco di finalizzare di testa.

Mi prendeva da parte per mostrarmi dove stare in attacco e dove in difesa. E quanti assist ho fatto in quegli anni. Io crossavo, Bierhoff incornava.“, conclude Thomas Helveg.

Redazione

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