Le parole del portiere dell’Udinese
L’estremo difensore dei bianconeri, Marco Silvestri, ha rilasciato un’intervista a Cronache di spogliatoio toccando diversi argomenti.
L’AVVENTURA IN INGHILTERRA. “La mia prima partita in Inghilterra è stata molto particolare e sentita perché giocammo al The Den, in casa del Milwall. Al primo calcio d’angolo un avversario mi è arrivato addosso come un treno e mi ha travolto, ma l’arbitro ha detto che era tutto regolare. Mi lamentai con l’arbitro e gli dissi “Hai visto che botta?”, lui mi rispose “Benvenuto in Inghilterra”. Io e la mia fidanzata, che mi ha seguito in quell’avventura, ci siamo subito innamorati dello spirito inglese. Gli impianti non sono enormi, ma sono tenuti con cura. Quando giochi in trasferta le società ti danno dei biglietti per i famigliari che però si accomodano nel settore ospiti. A mia moglie, che era incinta, dicevo di non venire per evitare di stressarsi. I tifosi del Leeds, che avevano imparato a conoscerla, a aspettavano e la accompagnavano dentro alla curva, la facevano sistemare e le lasciavano qualche posto libero intorno, cosicché potesse stare comoda e al sicuro, e poi la scortavano fuori. In Inghilterra all’inizio ho faticato molto”.
LE PARATE CON IL LIVERPOOL E L’APPLAUSO DELLA KOP. “Affrontammo il Liverpool in Coppa di Lega dopo aver eliminato il Norwich. Nel primo tempo feci alcune parate importanti e quando rientrai in campo per andare sotto la Kop (erano in 12 mila) i tifosi iniziarono ad applaudire. Mi guardai alle spalle se c’era qualche giocatore del Liverpool, ma capii che stavano applaudendo me per le parate e li ringraziai”.
GIOCARE CON I PIEDI. “Ultimamente il ruolo del portiere nel calcio si è avvicinato a quello del portiere dell’hockey. Anche a me viene richiesto di giocare di più con i piedi. Ora rischio giocate che in passato non facevo mai. Quest’anno stiamo facendo molti possessi con la squadra, questo ci aiuta a capire quale è la giocata giusta da fare e magari leggerla in anticipo“.
BUFFON. “Quando mi ha dato il suo numero non volevo crederci. Sono cresciuto con la sua figura come migliore di tutti i tempi e, insieme a Dida, è sempre stato il mio modello. Abbiamo avuto lo stesso preparatore, Ermes Fulgoni“.
IBRAHIMOVIC. “Una volta ho provato a sfidarlo. Era durante il periodo del Covid e si presentò al dischetto, io gli dissi “L’ultimo lo hai sbagliato tirandolo a destra, lo so che ora calci a sinistra”. Alla fine lo calciò alto“.
NAZIONALE. “La Nazionale per me è un’ossessione e non tornarci è difficile. Quando sono andato a Coverciano mi sono trovato veramente bene“.
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