«Mi colpì fin dal primo allenamento: diceva cose sulla parte tecnica e sportiva dei giocatori che non avevo mai sentito prima. Questi insegnamenti mi sono rimasti impressi e li porto con me ancora oggi», ha raccontato Massimiliano Allegri, ricordando il suo maestro Giovanni Galeone durante la cerimonia di Pescara per la prima edizione del Premio a lui intitolato.
La saggezza dell’incoscienza
Allegri ha aggiunto: «La lezione principale era non prendersi troppo sul serio, ma affrontare ogni cosa con grande serietà. Questo mi ha accompagnato nel tempo, perché con l’esperienza si diventa più cauti e saggi, ma quella scintilla di incoscienza che lui aveva fino all’ultimo giorno è qualcosa da preservare».
L’ultimo incontro
«L’ho visto per l’ultima volta lo scorso anno a Udine – ha ricordato l’allenatore del Milan – e anche allora sorrideva, sempre pronto a dire la parola giusta. Sono certo che da dove ci guarda ora, vedrà quanto questa città lo abbia amato e continuare ad ammirarlo».
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