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Amoroso, dall’Udinese all’elettronica

marcio amoroso

L’ex attaccante bianconero, 42 goal in 105 presenze con l’Udinese fra il 1996 e il 1999, torna a parlare del suo passato.

Màrcio Amoroso, brasiliano di 47 anni, proprietario di una ditta di edilizia e costruzioni e di un brand di vestiti chiamato “Revero”. Un passato glorioso da calciatore tra Udinese, Parma e Borussia Dortmund, senza dimenticare la vittoria della coppa America 1999 con la seleçao e il pallone d’oro brasiliano nel 1994, e infine capocannoniere della serie A nella stagione 1998/99 davanti a calciatori come Ronaldo il fenomeno, Totti e Del Piero. Amoroso è tornato a parlare del suo passato friulano, del suo lavoro attuale e del sogno di suo figlio…

“Una scommessa” che fece Pozzo nel 1994:Gino Pozzo era venuto in Brasile prima dell’infortunio. Il presidente del Guaranì gli aveva chiesto dieci milioni di dollari, ma l’Udinese non aveva quei soldi nel 1994. Gino ha preso tempo. Mi sono infortunato, così sono costato tre milioni e mezzo. Potevo andare al Barcellona allo stesso prezzo, ma io ho preferito l’Udinese. Pozzo ha fatto una scommessa e l’ha vinta. Poi mi ha venduto per 40 milioni di euro al Parma.”

Continua parlando del forte legame con i suoi ex compagni: “Ho stretto un grande legame con lui e con Paolo Poggi, Valerio Bertotto e Fabio Rossitto. C’era una bella amicizia. Calori è stato il capitano ideale per me. Un giorno mi ha detto che dovevo cambiare mentalità perché non ero più in Brasile e che in Italia solo i più forti riuscivano a giocare. Mi ha preso per il collo prima della gara con la Fiorentina nel 1996: poi ho fatto due gol, abbiamo vinto ed è nato Amoroso.”

Prosegue ringraziando Zaccheroni e Guidolin che lo aiutarono molto ad ambientarsi in Italia: “All’inizio ho incontrato qualche difficoltà, ma Zaccheroni sapeva che potevo cambiare le partite. Il mister mi ha detto che dovevo giocare in attacco, non a centrocampo. Saltavo bene di testa, vincevo l’uno contro uno, potevo essere micidiale negli ultimi 15 metri. Quando è arrivato Guidolin avevo già l’esperienza dei due anni con Zaccheroni ed è stato tutto più facile per me.”

Oggi Amoroso si occupa di un’azienda di caricabatterie e auricolari ma non ha chiuso con il mondo del calcio e confessa che il suo sogno più grande: “L’altro mio mestiere importantissimo è seguire mio figlio Matteo che gioca nell’Internacional di Porto Alegre. Ha compiuto 19 anni e ha una clausola contrattuale di 40 milioni di euro per l’estero. È cresciuto all’Udinese: quell’esperienza gli è servita tantissimo quando è venuto a giocare in Brasile. È un ragazzo promettente. È un centrocampista mancino che può fare la mezza punta. Il primo calciatore in famiglia è stato mio zio, poi sono arrivato io, ora c’è Matteo.

Conclude raccontando l’onore di aver potuto vestire la maglia della formazione friulana e l’importanza di rappresentarla: “Chi indossa quella maglia deve sapere che c’è una storia da rispettare. È stata scritta da Zico, da Amoroso e Poggi, da Di Natale”. 

Un amore, quello fra Amoroso e Udine, che, nonostante le migliaia di chilometri di distanza, non tramonterà mai.

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